Aiuti immediati agli agricoltori, maggiore flessibilità nella Politica agricola comune (PAC), incentivi ai fertilizzanti biologici e un piano per rafforzare la produzione interna europea. La Commissione europea ha presentato martedì un nuovo piano d’azione sui fertilizzanti, nel tentativo di affrontare una nuova fase di aumento dei costi che Bruxelles considera una minaccia non soltanto per il settore agricolo, ma anche per la sicurezza alimentare e l’autonomia strategica dell’Unione.

L’iniziativa arriva in un contesto di nuova volatilità dei mercati energetici e di tensioni geopolitiche che stanno alimentando pressioni sui prezzi delle materie prime e degli input agricoli. Per la Commissione, gli ultimi anni hanno mostrato come la forte dipendenza europea dalle importazioni renda il settore vulnerabile agli shock esterni.

“La situazione è diventata ancora più urgente”, ha spiegato il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen durante la conferenza stampa successiva alla riunione del collegio dei commissari. Hansen ha sottolineato che il lavoro sul piano era iniziato mesi fa, prima dell’ultima crisi in Medio Oriente, ma che il deterioramento dello scenario internazionale ha reso necessario accelerare i tempi.

Secondo il commissario, i fertilizzanti costano oggi circa il 70% in più rispetto al 2024, un anno in cui gli agricoltori denunciavano già difficoltà nel sostenere i costi di produzione.

“In alcuni casi i fertilizzanti rappresentano fino al 20% dei costi produttivi”, ha detto Hansen, avvertendo che l’attuale incertezza potrebbe spingere molti agricoltori a ridurre le superfici coltivate.

Il commissario ha raccontato di aver incontrato recentemente alcuni agricoltori francesi, uno dei quali gli avrebbe detto di stare valutando la possibilità di abbandonare metà delle proprie coltivazioni se i prezzi continueranno a rimanere instabili.

“Queste sono terre produttive che mi rifiuto di perdere”, ha affermato Hansen, collegando direttamente la questione dei fertilizzanti alla sicurezza alimentare europea.

Un problema di prezzi più che di forniture

La Commissione sottolinea che, almeno nell’immediato, il problema non riguarda la disponibilità dei fertilizzanti.

“Al momento non abbiamo un problema di offerta; abbiamo un problema di prezzo”, ha detto Hansen.

Il punto critico è la struttura del mercato europeo. L’Ue importa infatti circa due terzi dell’urea utilizzata nel settore agricolo, uno dei fertilizzanti più diffusi. Questo significa che ogni oscillazione nei prezzi globali dell’energia o nelle forniture internazionali si riflette direttamente sui costi sostenuti dagli agricoltori europei.

Il legame con il gas resta centrale: il gas naturale è infatti una materia prima fondamentale per la produzione dei fertilizzanti chimici. Quando aumenta il costo dell’energia, aumenta anche il costo dei fertilizzanti.

Pur precisando che le importazioni dirette dal Medio Oriente nel settore sono relativamente limitate — appena il 2-3% del totale secondo Hansen — Bruxelles teme effetti indiretti sui mercati internazionali e nuove impennate dei prezzi.

Oltre 400 milioni?

Per affrontare l’emergenza nel breve periodo, la Commissione intende mobilitare nuovi sostegni attraverso gli strumenti della PAC.

Il piano prevede un rafforzamento della riserva agricola europea, attraverso una proposta che sarà presentata a giugno insieme a un bilancio rettificativo.

Attualmente nella riserva restano disponibili poco più di 200 milioni di euro, ma Hansen ha spiegato che l’obiettivo della Commissione è almeno raddoppiare l’importo.

“È il minimo”, ha affermato il commissario, precisando che la cifra potrebbe superare i 400 milioni se Parlamento europeo e Stati membri approveranno l’aumento.

L’intenzione dell’esecutivo è rendere le risorse disponibili prima della prossima stagione di semina.

“La liquidità deve arrivare quando gli agricoltori fanno le loro scelte per la prossima stagione”, ha spiegato Hansen.

Accanto ai finanziamenti diretti, Bruxelles vuole introdurre maggiore flessibilità nell’utilizzo dei Piani strategici nazionali della PAC.

Il futuro pacchetto legislativo consentirà agli Stati membri di riallocare fondi non spesi verso nuovi strumenti di liquidità, aumentare gli anticipi dei pagamenti PAC e rafforzare gli incentivi per pratiche agricole che riducano l’utilizzo di fertilizzanti tradizionali.

Tra gli investimenti prioritari figura anche l’agricoltura di precisione, che dovrebbe permettere di utilizzare fertilizzanti in modo più mirato e ridurre il consumo complessivo.

La scommessa sui fertilizzanti “made in Europe”

Una parte consistente del piano guarda però al medio e lungo termine.

La Commissione vuole ridurre le dipendenze strategiche attraverso una maggiore produzione europea di fertilizzanti biologici, circolari e a basse emissioni.

Tra le alternative individuate figurano digestati derivati dal biogas e dal biometano, biomassa da alghe, biostimolanti, fertilizzanti organici e sistemi per recuperare azoto e fosforo dai fanghi di depurazione.

Secondo Hansen, l’Europa starebbe sottoutilizzando una parte importante del proprio potenziale.

Se utilizzati meglio, i fertilizzanti organici disponibili nel continente potrebbero sostituire circa il 20% dei fertilizzanti chimici attualmente importati, ha sostenuto il commissario.

Bruxelles punta inoltre a rivedere alcune regole per facilitare l’uso di digestati e adattare l’applicazione della direttiva nitrati alle esigenze reali delle aziende agricole e alle condizioni climatiche locali.

No allo stop del CBAM

Durante la conferenza stampa Hansen ha respinto anche l’idea di sospendere il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), una richiesta avanzata da alcuni eurodeputati.

Secondo il commissario, eliminare il sistema rischierebbe di aumentare ulteriormente la dipendenza europea dalle importazioni e di indebolire la produzione interna.

“Dobbiamo preservare il tessuto produttivo europeo”, ha dichiarato, ricordando che negli ultimi anni diversi impianti europei hanno ridotto o fermato la produzione a causa della pressione competitiva proveniente dall’esterno.

La Commissione ha comunque annunciato che analizzerà come i costi legati al CBAM e al sistema ETS si riflettano sui prezzi dei fertilizzanti e, successivamente, sui prezzi alimentari.

Più trasparenza e monitoraggio

Il piano prevede anche la creazione di un nuovo partenariato europeo della filiera dei fertilizzanti che riunirà produttori, agricoltori e Stati membri per migliorare coordinamento e prevedibilità del mercato.

Bruxelles intende inoltre rafforzare il monitoraggio del settore attraverso sistemi di allerta precoce e un potenziamento dell’Osservatorio europeo dei fertilizzanti, che continuerà a raccogliere dati su prezzi, scorte e andamento del mercato.

Per la Commissione, la posta in gioco va oltre il semplice sostegno al settore agricolo.

“Abbiamo deciso di mettere al primo posto la nostra autonomia strategica, la nostra sicurezza alimentare e la nostra competitività”, ha concluso Hansen.

Le organizzazioni agricole: “Misure insufficienti”

Le principali organizzazioni agricole hanno accolto freddamente il piano della Commissione, sostenendo che le misure annunciate non siano proporzionate alla gravità della crisi dei costi che sta colpendo il settore.

Copa-Cogeca ha affermato che la preoccupazione era “palpabile” a Strasburgo, dove agricoltori provenienti da diversi Paesi europei si erano riuniti poche ore prima della presentazione del piano. Secondo l’organizzazione, il pacchetto “non contiene misure immediate” capaci di offrire sollievo nel breve termine e manca di interventi sufficientemente ambiziosi per contrastare politiche europee che contribuiscono ad aumentare i prezzi dei fertilizzanti.

Critiche sono arrivate anche dall’Italia. Coldiretti ha definito un “grave errore” la scelta di non sospendere CBAM ed ETS per i fertilizzanti, chiedendo un fondo straordinario europeo separato dalle risorse PAC. Sulla stessa linea anche Confagricoltura, che ha giudicato il piano “deludente” e chiesto misure immediate più incisive, tra cui lo stop al CBAM, maggiori risorse e più flessibilità per gli investimenti in biogas e biometano.

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